Sangue sul muro

Visioni, deliri e racconti scritti col sangue a proposito di cultura horror, psichedelia, musica, cinema, libri e humor nero tendente al macabro... Il blog di Tizio Sospetto

sabato 18 maggio 2013

La casa 2013 di Fede Alvarez recensito da Cri Schramm

           
E' Uscito in questi giorni, diretto da Fede Alvarez,  il remake de La Casa di Sam Raimi, capolavoro splatterstick horror del 1981. Cri Schramm ha scritto in esclusiva per Sangue sul Muro la bella ed esaustiva recensione che trovate qui di seguito.

La Casa – 2013 (Recensione di Cri Schramm)

La “moda” dei remake è oramai cosa nota a noi cinefili; e così, dopo i rifacimenti di alcuni mostri sacri del cinema horror come “Nightmare”, “Halloween”, “Non Aprite Quella Porta”, “Venerdì 13” etc etc, ecco arrivare l'ennesimo titolone: “La Casa”. Prodotto dagli stessi protagonisti del lontano 1981, ovvero Sam Raimi e Bruce Campbell, il reboot de La Casa ha diviso il pubblico prima ancora di uscire nelle sale. E sì, perchè per molti addetti ai lavori e non, il film in questione rappresenta un intoccabile e inimitabile cult movie, simbolo del periodo d'oro di un certo modo di fare cinema, con pochi e caserecci mezzi a disposizione, budget limitatissimi e attori improvvisati: effettacci casalinghi, pupazzi di gomma e vernice multicolore hanno infatti dato vita al capolavoro del trash più puro e spontaneo del secolo. Ma veniamo ai giorni nostri. Arduo se non impossibile (almeno per la sottoscritta) il tentativo di guardare la pellicola senza pregiudizi e senza fare confronti con la versione originale. Dietro la macchina da presa troviamo un esordiente, Fede Alvarez, che si avvale ovviamente delle moderne tecnologie -a cominciare da una fotocamera digitale- e di un budget tutt'altro che limitato.
Partiamo dal plot: l'originale vedeva un gruppo di ragazzi (nemmeno poi così giovani) recarsi in una casupola nel bosco, in cerca di relax e divertimento. Oggi troviamo cinque acerbi giovincelli che occupano lo stesso tugurio per una onorevole causa: aiutare l'amica Mia a disintossicarsi dalla droga e ricucire il difficile rapporto con il fratello. Fortunatamente, la piaga sociale che s'intravede rimane appena accennata, tanto quanto basta a conferire quel tocco di serietà e “realismo” totalmente assente nella versione del 1981. Da ciò intuiamo che Alvarez non voglia limitarsi a fare una semplice “copia”, ma una vera e propria rivisitazione personale, e la scelta di apportare alcune modifiche alla sceneggiatura non inficia il risultato finale. Un altro evidente segno di quanto appena detto, sta nella scelta di non riproporre il personaggio di Ash: sarebbe stato davvero pretenzioso e alquanto improbabile trovare il suo degno sostituto, e non era certo nelle intenzioni del regista. A farla da padrona è infatti la giovane Mia, la prima del gruppo ad essere posseduta. Molto buona la prestazione di quest'ultima, a differenza del resto del cast: privi di qualunque caratterizzazione, anonimi e inespressivi, gli attori in questione danno l'idea di essere usciti direttamente da una puntata di Dawson's Creek. Stereotipati e modellati sulla scia dei moderni horror, accentuano involontariamente la mancanza di un vero protagonista -quale era l'indimenticabile Ash- che gestisca le fila della narrazione. Narrazione non priva di buchi e difetti, tutto sommato sorvolabili. L'intera vicenda si svolge quasi esclusivamente all'interno della casa, molto fedele all'originale. L'inquetante atmosfera del bosco, con la sua natura pregna di malignità e mistero, viene sostituita da una perfetta ambientazione marcia e sporca, così perfetta da non suscitare nessuna sensazione di disagio. 

Le bellissime soggettive del demone, mai mostrato allo spettatore, mancano in questa nuova versione: molto discutibile l'idea di rappresentare l'entità malefica come una persona in carne ed ossa, a metà tra “L'Esorcista” (da cui riprende anche alcune battute) e “The Ring”. Cosa c'è di buono in questo film? Lo splatter. Venticinque litri di sangue e trecento di fluidi vari ed eventuali, compongono i tasselli di un puzzle tinto di rosso, dal primo all'ultimo pezzo. Lingue mozzate, arti amputati, motoseghe, sparachiodi e chi più ne ha più ne metta, sono i veri protagonisti del film. Nulla di nuovo per chi è avvezzo al genere, mentre per chi non lo è potrebbe rivelarsi un vero pugno nello stomaco. Tuttavia, la dose massiccia di splatter, a mio avviso, cozza tremendamente con la serietà della pellicola. Se nella versione originale ci divertivano le scene dei pupazzi che esplodevano, facendo schizzare qua e là liquidi verdi o fucsia non meglio identificati, adesso ci ritroviamo a vedere vere e proprie scene di tortura volte unicamente ad impressionare lo spettatore. Nulla rimane della leggerezza del film originale, né tanto meno si hanno tracce della vena ironica che ha certamente contribuito ad accrescere la fama del film. Intendiamoci, non è affatto una brutta pellicola: è ben girata, curata e le scene cruente sono ben realizzate grazie anche ad una presenza limitata di effetti digitali. Ma se lo guardiamo nell'ottica del remake, beh, le riserve sono molte. Due film totalmente diversi tra loro, una diversità che difficilmente non farà storcere il naso a chi ama il cult movie degli anni '80. In conclusione, trovo che questa nuova versione de “La Casa” sia decisamente più adattta ad un pubblico giovane e fresco, che magari non ha mai visionato l'originale e si accingerà a guardarlo sotto una differente e certamente più obiettiva prospettiva. 


Cri Schramm

mercoledì 15 maggio 2013

Le streghe di Salem di Rob Zombie: la recensione

Uscito nelle sale italiane il 24 aprile, il nuovo film di Rob Zombie "Le streghe di Salem" (in originale: The lords of Salem) ha destato un enorme scalpore, ricevendo la scomunica del vescovo di Ferrara Luigi Negri e deliziando le orde di fans del mitico Zombie, un vero talento del genere horror, il regista che più di ogni altro ha saputo dare nuova linfa al genere. Il sottoscritto, per chi non lo sapesse, adora Rob Zombie, e lo considera uno dei grandi geni cinematografici degli ultimi tempi. Ve ne propongo qui di seguito la bella recensione che Cri Schramm ha scritto appositamente, e in esclusiva, per questo blog.


Le streghe di Salem (recensione di Cri Schramm)

Che “The Lords of Salem” sarebbe stato un film discusso, nel bene o nel male, era ampiamente prevedibile. Rob Zombie è uno di quei registi che o si ama o si odia, e questa nuova pellicola ne è forse l'esempio lampante. Dopo gli ottimi esordi con “La Casa dei 1000 corpi” e il sequel “La casa del diavolo”; e dopo una breve (per fortuna) parentesi dedicata al remake di “Halloween”, Zombie sforna quello che potrebbe definirsi il film più personale e intimo della sua carriera. La storia verte attorno alla protagonista Heidi, -interpretata dalla sempre splendida Sheri Moon Zombie-, la quale lavora come Dj per una emittente radiofonica. Dopo aver ascoltato il disco che una misconosciuta band le ha regalato, la sua vita verrà sconvolta da tremende visioni che la condurranno ad un inesorabile destino, segnato già da secoli.
Se è vero che la trama appare di per sé banale -per alcuni fin troppo-, è anche vero che le intenzioni del regista erano proprio quelle di creare una base narrativa semplice e minimale su cui costruire un castello di immagini e allucinazioni che catturassero totalmente l'attenzione dello spettatore. E c'è da dire che da questo punto di vista Zombie ha certamente colto nel segno. Ma attenzione, non siamo di fronte ad un film colmo di scene ad effetto messe a casaccio unicamente per colpire allo stomaco: i numerosi inserti onirici si sposano perfettamente con la storia, che non perde mai il contatto con la realtà; "Le streghe di Salem" non si perde mai nella confusione e, nel suo delirio generale, la narrazione si svolge in modo comprensibile e “logico”.
 Ottima la regia, così come il montaggio; ogni singola inquadratura è curata nel minimo dettaglio grazie anche al supporto di una fotografia calda e d'impatto. Innumerevoli gli scenari che si aprono nella famigerata camera numero 5; camere che si stagliano in un lungo corridoio che non può non ricordare “Shining” di Kubrik, così come la progressione dei giorni della settimana. Tra allestimenti imponenti (tra cui il teatro dove si svolge il “concerto”) e visioni blasfeme (che fortunatamente non sono state censurate) fa capolino ovviamente la musica maledetta composta da John5 (chitarrista della band di Zombie nonché ex di Marilyn Manson), la quale si dimostra un ottimo ed ipnotico sottofondo musicale, suggestivo ed inquietante al punto giusto. Non mancano nemmeno i riferimenti al Black Metal anticristiano, a tributarne l'aspetto prettamente musicale. Forte della personale esperienza come musicista, infatti, Zombie amalgama in maniera impeccabile sonorità e simbolismi volti a rappresentare la propria vena artistica, libero da ogni stilema o regola che caratterizza i vari generi cinematografici.
Una pellicola estremamente curata, eccentrica, esteticamente bella, una vera goduria per gli occhi ma anche pregna di allusioni concettuali; “The Lords of Salem” non è un semplice esercizio di stile bensì la massima espressione di un regista che ha intrapreso un percorso di crescita del tutto personale, discostandosi coraggiosamente dai soliti clichè. E scusate se è poco.

Cri Schramm


martedì 7 maggio 2013

Il museo della tortura di San Marino

Il museo della tortura di San Marino: a spasso tra storia e crudeltà 
Ingresso museo della tortura
A San Marino c'è una bellissima esposizione permanente che mi è capitato di visitare giusto in questi giorni: il museo della tortura. E' una tra le tante mostre che ci sono in giro per l'Europa (solo in Italia se ne contano almeno sette) di tutti quegli oggetti che venivano utilizzati dai boia nei secoli passati per procurare quanto più dolore e sofferenza ai detenuti delle carceri, e a tutti quei disgraziati/e che venivano accusati di stregoneria/eresia. Per tutti quelli a cui manca qualche rotella come al sottoscritto, insomma, una visita al museo della tortura di San Marino è praticamente irrinunciabile. 

Strutturato su quattro piani sotterranei (anche se l'ultimo ha le dimensioni di una piccola cripta) il museo della Tortura di San Marino vanta la bellezza di un centinaio di strumenti di tortura, tra i quali una Vergine di Norimberga, i Ragni della strega, una sedia inquisitoria e varie altre attrezzature degne del Marchese De Sade. Se vi capita di passare da quelle parti, ve ne consiglio caldamente la visita...

Tortura
 

martedì 30 aprile 2013

Serial killer - storia, sangue, leggenda

Tra i pochissimi (purtroppo) libri in italiano sui serial killer, il volume edito da Arcana dal titolo "Serial killer - storia, sangue, leggenda" è di sicuro uno dei più intriganti e particolari che mi sia mai capitato di leggere finora. E' difficile usare l'aggettivo "divertente" quando si parla di un argomento così serio, malato e raccapricciante come quello dei serial killer, ma devo ammettere che questo libro mi ha davvero "divertito".
Ora, prima di pensare che io sia pazzo ( il che potrebbe corrispondere anche al vero), lasciate che vi esponga i motivi per i quali "serial killer - storia, sangue e leggenda" è uno dei libri più spassosi che si possano al momento trovare sull'assassinio seriale.  
Innanzitutto, una piccola considerazione sul titolo italiano dell'opera: quello utilizzato da Arcana editore per la versione italiana del saggio è sostanzialmente più macabra di quella originale; in inglese il saggio si intitola semplicemente The A to Z Encyclopedia of Serial Killers. E anche se quest'ultimo lascia intendere più di quanto poi il libro realmente offra, di fatto si capisce il tono - a metà tra il professionale e l'informale - con cui l'argomento viene trattato. 
Ma parliamo del libro vero e proprio: tra i punti di forza di questo "divertentissimo" manuale dei serial killer, scritto da Harold Schechter e David Everitt, vi sono innanzitutto uno stile informale e sopra le righe, dallo humor decisamente nero, e l'assoluta libertà di contenuti che caratterizza questa piccola enciclopedia sui generis. A parte il fatto che le diverse voci presenti nel libro vengono elencate in ordine alfabetico, infatti, non vi è alcun rigore per così dire "scientifico"  nella trattazione dell'argomento serial killer; inoltre lo stile scanzonato ed irriverente con il quale Everitt e Schechter hanno compilato le varie voci di questo manuale dello psicopatico seriale è un fulgido esempio di black humor usato a briglia sciolta, senza alcun briciolo di rimorso. A rendere unico questo libro, però, è la varietà di notizie, aneddoti, curiosità e informazioni che non si trovano in alcun altro libro sull'argomento, neppure in quelli più rigorosi. Si va dal cinema alla musica, dalla memorabilia al modus operandi fino ad arrivare ai luoghi dei serial killer ( per chi volesse fare un tour della morte)... insomma, "Serial killer - storia, sangue, leggenda" è un signor libro, ed è inutile dire che ne consiglio caldamente l'acquisto a tutti i patiti - come il sottoscritto - dell'argomento serial killer.  

mercoledì 17 aprile 2013

Contest letterario horror


Per festeggiare il secondo anniversario di Sangue sul muro, che cadrà il 5 maggio prossimo, ho deciso di indire un contest letterario a tema, a cui chiunque potrà partecipare con un parto della sua fantasia malata. Partecipare al concorso è molto semplice: vi basterà inviare un racconto breve (lunghezza massima di 4000 caratteri spazi inclusi, o in alternativa 700 parole) al seguente indirizzo mail: tiziosospetto@hotmail.com, indicando nell'oggetto della mail "Racconto per contest". Il tema della storia dovrà essere l'horror, in tutte le sue accezioni tranne quelle romantiche à la Twilight et similia, che verranno scartate senza pietà. Il racconto dovrà essere contenuto nel corpo stesso della mail, e NON allegato in un documento a parte. Le mail contenenti allegati di qualsiasi tipo non verranno aperte ne prese in considerazione. Condizione necessaria per partecipare al contest è quella di essere fan della pagina Facebook di Sangue sul muro, quindi prima di inviare il vostro racconto cliccate mi piace sulla pagina in questione (se ancora non siete fan, questo è il link). Nel caso il nome associato al vostro indirizzo mail non sia lo stesso del vostro profilo facebook, specificate quest'ultimo nella mail stessa. Per farvi capire meglio: se il vostro indirizzo mail è puzzadipiedi87 ma su facebook siete Mario Rossi, ricordatevi di specificarlo.
Gli elaborati non subiranno alcuna modifica e verranno pubblicati così come sono, ma naturalmente non verranno accettati racconti contenenti bestemmie (non voglio preti killer alla mia porta), diffamazioni, vistosi errori grammaticali e tutti quelli fuori tema. 
Il termine ultimo per spedire i vostri racconti è il 30 luglio, tutti i racconti spediti dopo quel giorno non verranno presi in considerazione. Ogni elaborato pervenuto verrà inserito in una nota della pagina fan di Sangue sul muro e rimarrà visibile al pubblico fino alla fine del concorso; i premi in palio verranno dati ai tre racconti che entro il 30 settembre riceveranno più like. Al fine di premiare la qualità degli elaborati, i voti dati dai fan della pagina avranno, naturalmente, un peso maggiore (per intenderci, un like dato da un fan varrà quanto due like di un semplice visitatore della pagina).

I premi del contest sono i seguenti:


3° classificato: 1 copia autografata di "The Angels Chronicles", Casini Editore, e pubblicazione del racconto sul blog.
2° classificato: 1 copia autografata di "The Angels Chronicles", Casini Editore, + 1 copia di "The predator: l'angosciante ritratto di un serial killer", Edizioni Clandestine, e pubblicazione del racconto sul blog.
1° classificato: 1 copia autografata di "The Angels Chronicles", Casini Editore, + 1 copia di "The sixth family: Vito Rizzuto e il collasso della mafia americana", Armando Curcio Editore, + 1 copia di "Scorciatoie per l'Inferno", Mondadori, e pubblicazione del racconto sul blog.

sabato 6 aprile 2013

Cinema horror anni ottanta: la classifica definitiva

Si dice che ad ogni assassino piaccia ritornare sul luogo del delitto e questa classifica dei dieci migliori film horror anni ottanta è un valido esempio di questo luogo comune, dato che ultimamente le classifiche dei film horror sono i post che più mi diverto a scrivere; anche perchè, tutto sommato, a pane e film horror ci sono cresciuto. Gli anni ottanta, visti in retrospettiva, sono stati la seconda età dell'oro, per il cinema horror (dopo i trenta) e non sono pochi i capolavori che il decennio ha sfornato, grazie anche ai notevoli passi in avanti che l'industria degli effetti speciali ha compiuto in quel periodo. Qui di seguito troverete la classifica dei dieci migliori film horror anni 80. Non intende essere un elenco esaustivo di tutti film horror di quel periodo, naturalmente, anche perchè potete trovarne a bizzeffe navigando per il web; ma di sicuro è quanto di meglio gli anni ottanta abbiano saputo darci quanto a paura di celluloide.

I migliori film horror anni ottanta: la top ten

  1. Un lupo mannaro americano a Londra: Uno dei capolavori horror più belli di tutti i tempi, il capostipite del cinema fusion, di contaminazione tra i generi (commedia, dramma e horror), e ancora oggi un modello insuperato di creatività geniale. John Landis, negli anni ottanta, aveva il tocco magico di Re Mida, e Un lupo mannaro americano a Londra è quanto di meglio l'horror di quel periodo possa offrirci: atmosfera, terrore, comicità surreale e una delle colonne sonore più a tema di tutta la storia del cinema (ogni canzone ha un riferimento alla luna piena). Lunatico.
  2. Nightmare on Elm street: Il film che ha ridefinito il concetto stesso di mostri di celluloide, catapultando nell'olimpo delle creature horror uno dei cattivi più originali e spaventosi di sempre: sua maestà Freddy Krueger, alias Robert Englund. A nightmare on Elm street è il film che ha spaventato un'intera generazione di teen-agers, riavvicinando al genere i suoi fruitori più genuini - gli adolescenti - e un capolavoro insuperato di tensione, effetti speciali e creatività omicida. Insonne.
  3. Phenomena: Lo stato dell'arte della cinematografia Argentiana: uno dei film più maturi del maestro Dario Argento. Un giallo ambientato in un collegio svizzero, dalle atmosfere vagamente "Suspiriane", permeato di paranormale new-age (il rapporto di simbiosi tra la protagonista, Jennifer Connely, gli insetti e uno scimpanzè che le salverà la vita) e gli splatterosi effetti speciali del mitico Sergio Stivaletti.  
  4. Re-animator: Il dottor Herbert West è un novello Frankestein, impegnato nella sperimentazione di un liquido che riporta in vita i morti. Da un racconto di H.P.Lovecraft, lo splatter-cult che ha consacrato la coppia Stuart Gordon/Brian Yuzna (rispettivamente regista e produttore) come i Batman e Robin dell'horror pesante. Scientifico.
  5. La cosa: Dal genio di John Carpenter, uno dei film horror più estremi della sua epoca: Kurt - Jena Pliskeen - Russel contro il peggiore degli incubi extra-terrestri. Un mix mostruoso di mutazioni carnali, alieni antropofagi e atmosfere sotto-zero (la storia è ambientata nel circolo polare artico). Uno dei migliori film di Carpenter, un mix geniale di fantascienza e horror. Ghiaccio bollente.  
  6. Shining: Jack Nicholson accetta il lavoro di custode invernale dell'Hoverlook Hotel, un cottage per vacanze infestato dai fantasmi. Tratto da uno dei romanzi più famosi di Stephen King e diretto dal maestro Stanley Kubrick, un capolavoro rarefatto di tensione psicologica e paranormale. Stephen King non ha mai apprezzato la versione di Kubrick di uno dei suoi lavori più conosciuti. Però King ha dimostrato anche di non capirne un granché, di cinema... tant'è che l'unico film che ha diretto (Brivido) è anche considerato all'unanimità uno dei film più brutti di tutta la storia del cinema... Weeendyyyy!!!
  7. Il giorno degli zombie: Il terzo film dell'interminabile saga zombie di George A. Romero (giunta al sesto capitolo) è anche uno dei migliori e più splatterosi della serie. Anche se Zombi rimane il capolavoro indiscusso di Romero, questo Day of the Dead è sicuramente una spanna sopra al suo predecessore in quanto a sangue versato e smembramenti vari (da antologia, in questo senso, la scena dello squartamento del soldato Torrez da parte di un gruppo di famelici zombies). Al sangue.
  8. Hellraiser: Primo capitolo della sanguinolenta saga dei Cenobiti di Clive Barker, diretto e sceneggiato da lui stesso. La poetica della carne torturata di uno tra i geni più visionari degli ultimi decenni, un Picasso dell'horror... insieme al Nightmare di Craven, l'opera visiva che ha dato nuova linfa al genere. Carnale. 
  9. Il ritorno dei morti viventi: Dan O'Bannon scrive e dirige questo misconosciuto (in Italia) cult-movie, che partendo da un presupposto simile a quello de "La notte dei morti viventi" re-inventa il mito degli zombie, creando un'alternativa cafona e divertente alla saga di Romero. Fracassone e zeppo di effettacci splatter, il ritorno dei morti viventi è un piccolo gioiello di sceneggiatura e regia. Fracassone.
  10. The Fog: ennesimo Carpenter ed ennesimo capolavoro. Un esempio magistrale di suspance e tecnica registica, girato con pochissimi mezzi e tanta maestria. Una storia di fantasmi semplicemente terrificante, con alcuni tra i migliori attori feticcio di Carpenter (Jamie Lee Curtis su tutti). Mistico.

giovedì 21 marzo 2013

Le dieci fobie che non sapevate di avere (prima parte)

Quali sono le paure più recondite che da sempre attanagliano l'uomo? Eccovi la prima parte della classifica sulle dieci fobie che non sapevate di avere...

Supposta1) Paura delle supposte: vi siete mai chiesti quale mente malata abbia potuto partorire una medicina che va presa su per il culo invece che giù per la bocca? Cazzo, non è che voglia fare il sofisticato, questo sia chiaro, ma trovo che ci sia qualcosa di tremendamente sbagliato nelle supposte... insomma, non so come la pensiate voi, ma a me la cosa sembra alquanto contro-natura. E non parlo certo di gusti sessuali, intendiamoci (ognuno ha i suoi ed è giustissimo che sia così)... dico solo che l'idea di violare un deretano fa decisamente a pugni con il concetto stesso di assorbimento di un qualsiasi principio curativo e nutritivo. Per nutrirci ci infiliamo forse gli spaghetti al ragù nel culo? Che sappia io, non mi pare esista questa forma di cucina alternativa... e quindi, perchè diavolo in quel buchetto così stretto e sensibile dovremmo infilarci una cazzo di medicina? Il mondo sta andando a rotoli, ve lo dico io, e tutto è cominciato da quando qualcuno ha avuto la bella idea di inventare queste diaboliche supposte. In ogni caso, questa è una delle fobie più subdole e striscianti (su per il culo) che l'uomo ha coltivato nel corso dei secoli. Chi ne soffre è soggetto ad attacchi di panico, nonchè bruciore immotivato del culo a tutte le ore del giorno e voglie diaboliche e immotivate di fare la cacca anche quando non ce n'è alcun bisogno. 
Tagliare le unghie dei piedi2) paura delle unghie dei piedi: a tutti voi sarà capitato almeno una volta di essere graffiati sulle gambe dalle unghie dei piedi del vostro amato/a... andiamo, a chi non è mai successo? E non è che bisogna essere fidanzati con Bigfoot o la donna scimmia per subire questo genere di infortuni. Tagliare le unghie dei piedi, si sa, è una vera menata; e a meno che uno o una non si faccia regolarmente la pedicure può capitare che quest'ultime assumino l'affilatezza di una lama di rasoio, anche senza bisogno di allungarsi a dismisura. E' una cosa che risale all'origine dei tempi, quando l'uomo camminava ancora a quattro zampe e per mangiare usava la stessa mano con cui si puliva il culo (se mai se lo puliva). Questo misterioso quanto affascinante fenomeno si chiama limatura spontanea delle unghie dei piedi a mezzo di erosione naturale dei micro-agenti atmosferici presenti nell'ambiente casalingo. In pratica è un po' quello che è avvenuto alle catene montuose nel corso dei millenni, con l'unica differenza che con le montagne non ci dormi e quindi non devi temere durante la notte ti feriscano come lame di coltello zigano sugli stinchi, rovinando irrimediabilmente il sacro momento del tuo sonno notturno. Chi soffre di questa fobia presenta vari disturbi: da quello più comune del sonno, alla ben più grave paranoia da taglio improvviso, che costringe il soggetto ad indossare ventiquattrore su ventiquattro i parastinchi da calcio, con conseguente calo della libido da parte del partner e impoverimento della vita sessuale di coppia.  

Carne in scatola horror3) Paura della carne in scatola: alzi la mano chi non ha mai pensato almeno una volta nella sua vita, aprendo una scatoletta di carne in scatola, di trovarci dentro qualche resto umano. Non ci avete mai pensato? beh, dovreste iniziare a farlo, che diamine... ad ogni modo, chi soffre di questa fobia alimentare è soggetto ad allucinazioni, crisi di pianto e riso simultanei oltre che a una dilatazione diurna delle pupille... in pratica, si droga. 




Peli del naso
4) Paura dei peli del naso: le argomentazioni riguardanti la crescita tricotica nelle froge nasali sono diverse ed abbastanza interessanti, ma per quanto siano tutte ugualmente valide ancora nessuno è riuscito a spiegare scientificamente a che cazzo serva che con il passare del tempo diventino lunghi e duri come i peli di cane. Se  ogni volta che vedete peli del naso fuoriuscire come liane vi prende un improvvisa voglia di girarvi da un'altra parte o vomitare direttamente sulle scarpe della persona che vi sta davanti, allora soffrite anche voi di questa fobia tricotica. 

Bidet in fiamme

5) Paura del bidet: ecco un'altra di quelle fobie che non tutti sanno di avere, ma che la maggior parte delle persone ha di sicuro sperimentato. Più che di paura del bidet, in effetti, si dovrebbe parlare di paura dell'acqua bollente sui genitali, tanto che chi ne soffre ha sperimentato una o più volte nella sua vita quell'inaspettato getto di acqua bollente che con violenza inaudita colpisce le nostre parti intime, specialmente quando la caldaia di casa è regolata su temperature da forno crematorio e magari ce lo si dimentica. 

CONTINUA...

lunedì 4 marzo 2013

Le ragioni del male: i serial killer intervistati da C.Berry-Dee

Edizioni Clandestine
Se vi siete mai domandati come sia intervistare un serial killer e quali orrori si nascondano nella mente di questi allegri psicopatici, Le ragioni del male di Christoper Berry-Dee potrebbe essere il libro che fa al caso vostro. L'autore di questo saggio, considerato uno dei maggiori esperti mondiali di omicidio seriale, ha intervistato nove tra i più famosi serial killer americani, instaurando con loro dapprima un rapporto epistolare, e poi stabilendo un contatto vero e proprio nelle prigioni in cui sono (o erano, nel caso di quelli che sono morti) attualmente rinchiusi. Veterano dei "berretti verdi" del Royal marines commando ed esperto criminologo, Berry-Dee ha scritto 33 libri riguardanti il crimine, molti dei quali sono diventati letture obbligatorie per gli studenti dell'Unità di scienza comportamentale dell'FBI. Chi più di lui, quindi, poteva intervistare i serial killer più famosi e famigerati della recente storia criminale americana?
Ma passiamo ora alla recensione vera e propria del libro in questione, che per certi versi può essere considerata positiva, mentre per quanto riguarda altri aspetti non lo può essere del tutto. Ma cosa voglio dire con questo? Il punto è che quando ho comprato "Le ragioni del male" di Christoper Berry-Dee, le mie aspettative a riguardo erano abbastanza alte: il sottotitolo del libro e la descrizione che ne avevo letto sul sito di e-commerce mi avevano quasi convinto della sua genuinità; mi aspettavo, insomma, di leggere il resoconto dettagliato delle interviste di Berry-Dee ad Aileen carol wuornos, Henry Lee Lucas e agli altri allegri psicopatici protagonisti di questo saggio. 
Tali aspettative, però, sono state in parte deluse, e anche se il libro in se stesso non è niente male, c'è da dire che mantiene solo in parte ciò che promette.

Delle interviste vere e proprie non vengono riprodotti che stralci e alcune citazioni; e anche se lo stile di Berry-Dee è fluido e scorrevole, e i fatti narrati sono delle vere e proprie mini-biografie dei serial killer citati, in realtà non si tratta di una raccolta di interviste, come il sottotitolo potrebbe far credere, ma di una serie di monografie biografiche correlate, per l'appunto, dai suddetti stralci di interviste e citazioni varie... il che non è un male, intendiamoci: i libri sui serial killer pubblicati in Italia sono talmente pochi e il più delle volte talmente generici che questo "Le ragioni del male" è una boccata d'aria fresca nel panorama editoriale della saggistica di genere. Quindi, in linea di massima, il mio parere personale è che questo saggio merita di essere letto, soprattutto se siete appassionati dell'argomento serial killer. E' scritto talmente bene e con un'accuratezza di informazioni, date e nozioni che sarebbe un peccato non farlo. L'unico rimpianto è che non ci siano le trascrizioni accurate di quelle famose interviste. Chissà se un giorno Edizioni Clandestine ne pubblicherà una versione integrale...

martedì 19 febbraio 2013

I dieci migliori film sulla droga

Paura e disgusto a Las Vegas
Esiste un sotto-genere, nel variopinto mondo della celluloide, che è quello dei film sulla droga, altrimenti detti drug-movies. Quella che segue è la mia personale classifica dei migliori dieci mai prodotti fino ad oggi. 
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La classifica dei migliori film sulla droga: la Drug-movies top ten

  1. Trainspotting (1996): tratto dall'omonimo romanzo del 1993, il film rivelazione degli anni novanta, il capolavoro che ha rivelato al mondo intero la bravura eclettica di Danny Boyle e la penna al vetriolo di Irvine Welsh, cintura nera del politicamente scorretto. Una colonna sonora da urlo e un cast di nuovi talenti del cinema britannico (su tutti: Ewan McGregor e Robert Carlyle), fanno di trainspotting il numero uno dei film sulla droga, quello che più di ogni altro è riuscito nell'intento di raccontare ad un vasto pubblico il mondo delirante, anarchico e squallido dei tossicodipendenti professionisti, senza i falsi moralismi di altre opere e neanche un briciolo di commiserazione. Squisitamente pop.
  2. Drugstore cowboy (1989): Diretto da Gus Van Sant ed interpretato da un formidabile Matt Dillon, qui in una delle sue migliori interpretazioni di sempre, Drugstore cowboy è il racconto disilluso ed esemplare di una banda di tossicodipendenti dedita ai furti nelle farmacie. Con la sua solita sapienza narrativa, Van Sant confeziona un drug-movie semplicemente perfetto, una storia ad orologeria dal ritmo ipnotico e coinvolgente. La sceneggiatura è dello stesso Gus Van Sant e vanta la collaborazione dello scrittore beat che più ha esplorato e raccontato il variegato mondo delle droghe e dei tossicodipendenti: William Burroughs. Farmacologico.
  3. Easy rider (1969): Il cult per eccellenza degli anni sessanta. Le droghe come stile di vita e fonte di guadagno in questo grezzo capolavoro diretto da Dennis Hopper ed interpretato con grazia lisergica da Peter Fonda, lo stesso Hopper e un eccelso Jack Nicholson. Un road-movie che ha segnato un'epoca e ha impresso indelebilmente nella memoria collettiva i paesaggi desertici della California, culla della contro-cultura hippy e simbolo eterno della trasgressione psichedelica, dell'America libera e selvaggia. Un'inno al viaggio (sia mentale che fisico) e soprattutto un film sulla droga vista come apertura mentale e viaggio introspettivo, all'interno di se stessi. Psichedelico.
  4. Il cattivo tenente (1992): Diretto da Abel Ferrara ed interpretato da Harvey Keitel. Per la recensione di questo film e relativa comparazione con il sequel del 2009 vi rimando al post su I due cattivi tenenti, che trovate qui.

  5. Paura e delirio a Las Vegas (1998): Tratto da uno dei romanzi più allucinogeni di tutti i tempi, Paura e delirio a Las Vegas è un altro di quei film che hanno assunto da subito lo status di cult ciniematografico sociale e culturale. Johnny Deep e Benicio del Toro sono i protagonisti assoluti di questo delirio psichedelico-demenziale, frutto delle meningi intossicate da ogni genere di droga esistente in natura del dottor Gonzo, alias Hunter S. Thompson. Un viaggio esilerante e perverso nei meandri colorati e folli della città del peccato, Las Vegas, alla ricerca del sogno americano e dello sballo perfetto. Geniale. 
  6. Il cattivo tenente: ultima chiamata New Orleans (2009): Diretto da Werner Herzog ed interpretato da Nicholas Cage. Per la recensione di questo film e relativa comparazione con il film di Ferrara del 1992 vi rimando al post su I due cattivi tenenti, che trovate qui.
  7. Requiem for a dream (2000): Un film in tre atti di Darren Aronofsky, regista dei recenti The Wrestler e Il cigno nero. La storia decadente di tre amici tossicodipendenti, più la madre di uno di loro, raccontata con tocco autoriale e un notevole dispendio di effetti visivi. Allucinato.
  8. Amore tossico (1983): Un film pasoliniano, dall'impronta neo-realista, che racconta la vita di tutti i giorni di un gruppo di tossicodipendenti romani. Uno dei film sulla droga più crudi e realistici mai prodotti, in cui il vizio dell'eroina viene mostrato in tutto il suo degrado e squallore. Interpretato da veri tossicodipendenti, amore tossico è un film scioccante, sinceramente brutale. Un po' il Christiane F. italiano. Pasoliniano.
  9. Christiane F.-Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (1981): Il film shock che ha portato all'attenzione dell'opinione pubblica il problema dell'eroina. Un vero vademecum sull'abisso morale e fisico degli eroinomani. La colonna sonora è firmata David Bowie, che compare nel film nei panni di se stesso, durante un concerto. Angosciante.
  10. Cocaina (1988): un classico degli anni ottanta, interpretato da un notevole James Wood e un'altrettanto brava Sean Young. La discesa negli inferi della cocaina di una giovane coppia della middle-class americana. Un film dal chiaro intento moraleggiante, che però si lascia guardare e pur nella sua schematicità riesce a ben rappresentare gli atteggiamenti tipici di chi è schiavo del vizio. Old Style. 

domenica 3 febbraio 2013

I dieci migliori film di mafia: smembrando cadaveri sotto i riflettori...


Il Padrino F.F.Coppola
La mafia e le sue nefandezze sono state celebrate in diversi film d'autore: Martin Scorsese ne ha dato un fulgido ritratto in due capolavori assoluti quali Quei bravi ragazzi e Casinò, mentre Francis Ford Coppola ne ha celebrato la storia ne Il padrino e Il padrino parte seconda. Ma quando si parla di film sulla mafia, quelli di Coppola e Scorsese non sono gli unici nomi degni di nota, anche se sicuramente sono i più conosciuti. Dalle memorie di Joe Pistone,  un poliziotto sotto copertura che è riuscito ad infiltrarsi in una delle cinque famiglie di mafia di New York, il regista Mike Newell ha tratto un film altrettanto bello e affascinante: Donnie Brasco, con un superbo Johnny Deep. E anche un regista Hitchockiano come Brian De Palma, pur sconfinando nella mafia latino americana, con Scarface e Carlito's way è riuscito a dipingere un ritratto esemplare della malavita organizzata.
L'umile opinione del sottoscritto è che per quanto siano belli i film di Coppola, Newell e  i due capolavori di De Palma: Scarface e Carlito's way  (anche se in questo caso è più corretto parlare di mafia latino americana), quel geniaccio di Scorsese è riuscito nell'intento di rappresentare al meglio la mafia e le sue dinamiche, rendendo il tutto una gioia sia per gli occhi  che per le orecchie (sentire le soundtrack di tutti i suoi film per credere). The departed, pur essendo a sua volta un film sulla malavita, a mio avviso non è riuscito a mantenere gli standard micidiali del maestro, ma per tutti gli appassionati del genere film di mafia è comunque un film da vedere.
Opere tutelate con www.patamu.com


La classifica dei migliori film di mafia 

  1. Quei bravi ragazzi: praticamente il miglior film di mafia mai girato e a tutt'oggi un capolavoro immortale del cinema, non solo di genere. Tratto dal romanzo di Nicholas Pileggi, a sua volta ispirato alla vita di Henry Hill, un'informatore pentito della mafia, Goodfellas è il ritratto più veritiero del mondo malavitoso italo-americano che si sia mai visto al cinema. Violenza ed un umorismo nero come la pece, insieme ad una colonna sonora da urlo, fanno di Quei bravi ragazzi il film sulla mafia per eccellenza. Semplicemente perfetto.
  2. Il padrino parte seconda: Vuoi che fu il primo film in cui comparvero assieme due mostri sacri della recitazione come Al Pacino e Robert De Niro (anche se i due non girarono assieme alcuna scena, dato le diverse epoche temporali dei loro personaggi), vuoi che Coppola e Puzo avevano ormai rodato la loro collaborazione, tanto che la trama di questo capolavoro è un esempio folgorante di sceneggiatura d'autore hollywoodiana... fatto sta che il secondo capitolo della saga della famiglia Corleone è di una spanna sopra il primo, almeno per quel che mi riguarda... alternando la storia del giovane Don Vito (Robert De Niro) alle vicende del figlio Michael, diventato il nuovo padrino della famiglia Corleone, Il padrino parte seconda è un'immenso affresco agiografico sulla mafia italo-americana, tanto che insieme al primo è considerato il film preferito di ogni mafioso che si rispetti. Epico.
  3. Casinò: Il poker d'assi De Niro, Pesci, Scorsese, Pileggi ritorna sul luogo del delitto e confeziona uno dei film sulla mafia più completi e sgargianti di tutti i tempi. Non è il seguito di Quei bravi ragazzi, come in molti hanno erroneamente pensato alla sua uscita, bensì una storia totalmente diversa, tratta da un romanzo di Nicholas Pileggi, ispirato a sua volta alla vera storia di Franky "Left" Rosenthal e Anthony "The Ant" Spilotro. Più lungo, violento (vedere la fine del personaggio interpretato da Pesci, per credere) e complesso di Quei bravi ragazzi, Casinò è un vero saggio audio-visivo sulla mafia, i suoi ingranaggi, le tecniche e tutto il resto. L'eccessiva verbosità è forse l'unico difettuccio che si possa trovare in questo capolavoro assoluto. Scintillante.
  4. Gomorra: Tratto dal best-seller di Roberto Saviano, il fulgido e spietato ritratto della malavita organizzata napoletana, la camorra. Un film d'autore ellittico e indimenticabile. Garrone si conferma come uno dei registi italiani più talentuosi degli ultimi anni. Spietato, violento e crudele: un ritratto impietoso della criminalità moderna e allo stesso tempo una lezione di stile cinematografico. The best of made in Italy.  
  5. Il padrino: Tratto dall'omonimo best-seller di Mario Puzo, il padrino di Francis Ford Coppola è senza ombra di dubbio il capostipite dei kolossal mafiosi, praticamente il Ben-Hur di Cosa Nostra; solo che al posto della corsa con le bighe ci sono le corse con le cadillac e i mitra, e al posto di Roma c'è l'America con tutte le sue contraddizioni. Un Marlon Brando strepitoso e un cast da urlo, fanno di questo film il classico dei classici. Una piccola curiosità: pur essendo uno dei film di mafia più famosi al mondo, la parola mafia non viene pronunciata in tutto i suoi 175 minuti neppure una volta. Omertoso.  
  6. Donnie Brasco: tratto dalle memorie di Joe Pistone, un poliziotto infiltrato nella famiglia Bonanno, una delle storie più affascinanti sul mondo della mafia New-yorkese ed anche una delle più sincere, dato che tutti i fatti narrati in questo film sono accaduti realmente, e a parte qualche variazione subita in fase di sceneggiatura (un esempio su tutti la morte "onorevole" di Al Pacino/Lefty Ruggiero, in realtà affrontata da Michael Madsen/Sonny Black Napolitano) si può tranquillamente affermare che insieme a quei bravi ragazzi questo è di sicuro il ritratto di mafia più aderente al vero che il cinema abbia saputo darci. Al Pacino e Johnny Deep sono al loro meglio, semplicemente strepitosi. Che te lo dico a fare?   
  7. Scarface: Remake di un film di Howard Hawks del 1932, sceneggiato da Oliver Stone e diretto da Brian de Palma, Scarface è un'altro di quei film la cui importanza rimarrà nel tempo, indipendentemente dal genere a cui appartiene. Al Pacino interpreta il gangster più cafone e cazzuto di tutti i tempi, Tony Montana, in un capolavoro di pathos, violenza e sentimenti che difficilmente si può scordare. La scena dell'omidicio con motosega è una delle più efferate e disturbanti di tutti il cinema americano, un vero pugno nello stomaco. Napoleonico.
  8. Carlito's way: Al Pacino e Brian de Palma ancora insieme per un ennesimo capolavoro. Meno epocale di Scarface, ma allo stesso tempo più coeso e artisticamente maturo, Carlito's Way racconta la parabola discendente di un gangster portoricano, che uscito di galera viene risucchiato senza avere alcuna possibilità di redenzione dal mondo criminale che vorrebbe lasciare per sempre. Un film praticamente perfetto, con una sequela di scene indimenticabili. Magistrale e tesa come una corda di violino la sequenza della sparatoria nella sala da biliardo. Tra gli interpreti, uno strepitoso Sean Penn. Crepuscolare.  
  9. The departed: Remake di un film di Hong Kong (Infernal affairs), The departed è una storia di infiltrazioni e di mafia, come Donnie Brasco, solo che in questo caso gli infiltrati sono due: un poliziotto (Leonardo di Caprio), che si infiltra in una gang irlandese e un mafioso irlandese (Mark Wahlberg), che si infiltra nella polizia per essere di aiuto al suo capo, interpretato da un superbo Jack Nicholson. Non è il film migliore di Scorsese, anche perchè i suoi capolavori sono talmente tanti che per contarli non basterebbero le dita di un marziano, ma sicuramente un gioiellino del genere, e comunque diverse spanne al di sopra del 90% dei polizieschi moderni. Di Caprio, poi, si conferma uno dei migliori attori della sua generazione. Adrenalinico. 
  10. Era mio padre: Diretto da Sam Mendes, l'autore di American Beauty, ed interpretato da Tom Hanks, un gangster-movie vecchio stampo, ambientato nell'america degli anni trenta. Una storia elegiaca di onore e amore paterno. Notevole il personaggio interpretato da Jude Law, un killer psicopatico dalla doppia identità. Neo-classico.  

domenica 20 gennaio 2013

I 10 migliori horror splatter

Peter Jackson Bad TasteI dieci migliori horror splatter: quando il terrore si misura a secchiate (di sangue)
Tra tutti i sottogeneri del cinema horror, lo splatter è di sicuro quello tra i più divertenti: le risate spontanee che ti sgorgano dalla pancia alla vista di budella volanti, orecchie spappolate e teste centrifugate sono, del resto, le più sane che noi malati di mente ci possiamo fare guardando un film horror.
Ed è questa demenzialità debordante (a volte voluta e altre invece no) a rendere i film splatter un autentico godimento per qualsiasi horror-maniaco che si rispetti. Così, dopo la classifica dei 12 film horror più spaventosi, ecco che questa volta ho deciso di stilarne una che riguardasse uno dei generi più "di nicchia", se così si può dire, del vasto e multicolore mondo dell'orrore di celluloide: lo splatter.

Prima di lasciarvi alla classifica dei dieci migliori film horror splatter di Sangue sul muro, però, vorrei esporvi quella che è una semplice considerazione sull'argomento, senza la quale questo post rischierebbe di essere frainteso, o quantomeno sottovalutato. Per come la vedo io, in poche parole, il vero film splatter è quello in cui l'elemento fantastico prevale su quello reale: in questa classifica, quindi, non troverete i vari Hostel, Saw, e neanche uno qualsiasi dei film di Olaf Ittenbach, nonostante la quantità di violenza estrema, torture, smembramenti e altre simpatiche cosucce sia presente in questi horror in dosi decisamente massicce. A mio avviso, difatti, questi ultimi film appartengono ad un'altra sottocategoria del genere: il torture-porn, che sarebbe poi - sempre a mio avviso - una semplice evoluzione dell'horror-gore
Ma bando alle ciance, è giunto il momento di presentarvi la classifica de

I 10 migliori horror splatter

  1. Splatter, gli schizzacervelli (1992): al primo posto di questa classifica non poteva che esserci il primo capolavoro di Peter Jackson, e cioè Braindead (a.k.a. Dead Alive), da noi simpaticamente - e con poca fantasia - reintitolato Splatter, gli schizzacervelli. Prima di giungere alla notorietà intergalattica con il Signore degli Anelli, difatti, il neo-zelandese aveva già raggiunto lo status di regista culto (tra gli appassionati del genere) con Bad Taste e, appunto, Braindead: due gioielli splatter-horror che tra virtuosismi tecnici, budella esposte e crani scoperchiati avevano rivelato all'intero mondo horror di che pasta fosse fatto il buon Jackson. Il suo secondo lavoro, in particolare, è quanto di meglio si possa trovare nel panorama splatter mondiale, e a tutt'oggi rimane un'esempio insuperabile nel suo genere, il non plus ultra dello splatter. Se vi siete mai domandati quante e quali siano le diverse tecniche per smembrare, spappolare e scarnificare uno zombie, insomma, gli schizzacervelli è sicuramente il film che fa per voi. Il massacro finale con il tagliaerba (avete capito bene: un tagliaerba) è in assoluto una delle scene più splatterose di tutti i tempi. Virtuosistico.
  2. Tokio Gore Police (2008): Uno dei film più creativi degli ultimi tempi, una vera gioia per gli occhi e per la mente (malata), Tokyo Gore Police è riuscito a dare nuova linfa ad un genere che sembrava in declino, riportandolo ai fasti di una volta. Dal sol levante (con furore), uno splatter futuristico pieno di carne viva, sangue come se piovesse e corpi dilaniati dalle cui ferite spuntano le armi più diverse, in una sorta di armeria Cronenberghiana. Psichedelico.
  3. Planet terror (2007): Secondo episodio cinematografico dei "Grindhouse" prodotti da Quentin Tarantino, ed anche il migliore (non me ne voglia il maestro). Un'orgia devastante di violenza gratuita, corpi maciullati e teste che esplodono, il tutto condito da un'ironia strepitosa e una demenzialità assolutamente geniale. Oltre Sin City e prima ancora di Machete, il film che ha rivelato al mondo intero, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto Robert Rodriguez sia uno dei registi più geniali degli ultimi tempi. Demenzial-epico.

  4. Basket case 2 (1990): in realtà tutta la trilogia di Frank Henenlotter su Duane Bradley e Belial, il mostruoso fratello siamese, meriterebbe di stare in questa classifica... dovendone sceglierne uno, però, direi che il secondo è sicuramente il più bello e innovativo, sia per l'intreccio della storia (in cui vi sono tantissime new entry mostruose), che per gli effetti speciali, decisamente migliori rispetto al primo. Perchè lo splatter è uno di quei pochi generi cinematografici in cui la regola "il sequel è sempre peggiore dell'originale" non vale, e Basket case 2 è qui a dimostrarlo. Mostruoso.
  5. Il giorno degli zombi (1985): Il terzo film dell'interminabile saga zombie di George A. Romero (giunta al sesto capitolo) è anche uno dei migliori e più splatterosi della serie. Anche se Zombi rimane il capolavoro indiscusso di Romero, questo Day of the Dead è sicuramente una spanna sopra al suo predecessore in quanto a sangue versato e smembramenti vari (da antologia, in questo senso, la scena dello squartamento del soldato Torrez da parte di un gruppo di famelici zombies)
  6. Slither (2006): Un parassita alieno giunge sulla terra a bordo di una meteora e s'impossessa del primo zoticone che passa da quelle parti, il quale a sua volta ingravida la moglie di altri parassiti fino a farla scoppiare (letteralmente). Nonostante la trama lineare e abbastanza classica (ma naturalmente si tratta di un omaggio voluto ai film di invasioni aliene degli anni cinquanta), questo Slither è uno splatter di classe, quasi un saggio sul genere. Ci sono moltissime scene cult (oltre a quella dell'esplosione della "grassona", vi è anche una delle morti più memorabili di tutto il cinema horror) e tutto il film è permeato di un'ironia notevole, che vi strapperà più di qualche sorriso. Antiparassitario.
  7. Re-animator (1985): Il dottor Herbert West è un novello Frankestein, impegnato nella sperimentazione di un liquido che riporta in vita i morti. Da un racconto di H.P.Lovecraft, lo splatter-cult che ha consacrato la coppia Stuart Gordon/Brian Yuzna (rispettivamente regista e produttore) come i Batman e Robin dell'horror pesante. Scientifico.
  8. Society - the horror (1989): Il primo film da regista di Brian Yuzna, fino a quel momento dedito unicamente alla produzione cinematografica, non è un semplice splatter movie, ma anche una critica al perbenismo ipocrita della middle class americana americana. Da antologia del cinema horror la lunga scena finale, un'orgia (nel vero senso della parola) di carne, sangue e perversione. Scabroso.
  9. Black Sheep - pecore assassine (2006): un tributo agli esordi splatter di Peter jackson direttamente dalla sua patria, la Nuova Zelanda. Un film demenziale fin dal soggetto (le pecore mannare), in cui la trama ricorda i B-movie americani degli anni cinquanta. Non un capolavoro, ma il divertimento e lo splatter sono assicurati. Animalesco.
  10. La terza madre (2007): Da un'icona vivente del cinema horror internazionale, Dario Argento, un film visivamente sanguinario e involutamente demenziale, che nonostante alcuni difetti merita di essere visto da ogni appassionato di cinema splatter. Era dai tempi del mitico Demoni di Lamberto Bava, difatti, che non si vedevano tante budella al vento in un film italiano; e nonostante la vena parossistica generale, la terza madre è il giusto epilogo di una trilogia mitica, i cui primi due capitoli - Suspiria e Inferno - furono girati dal maestro più di trent'anni fa. Nazional-popolare.
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venerdì 4 gennaio 2013

Tim Burton's Frankenweenie 2013 & 1984

Frankenweenie BurtonTim Burton diresse la prima versione di Frankenweenie la bellezza di 28 anni fa, nel 1984, quando ancora non era famoso e lavorava come disegnatore per la Disney, passando il suo tempo tra cuccioli dagli occhioni splendenti (Red e Toby nemiciamici) e pentole magiche (Taron). In quel periodo, come ricorda lo stesso Tim Burton nella stupenda autobiografia edita da Feltrinelli, erano in pochi quelli che avrebbero scommesso sulla commerciabilità dei suoi lavori e, soprattutto, nessuno tra quei pochi avrebbe anche solo lontamente immaginato l'enorme successo che in seguito i suoi capolavori avrebbero riscosso in tutto il mondo.
Ho sempre adorato lo stile di Burton e ogni suo lavoro, dal cortometraggio d'animazione Vincent fino ad arrivare alla sua magnifica rivisitazione del mondo di Alice nel paese delle meraviglie, e al divertente Dark Shadows, è da considerarsi, per quel che mi riguarda, un pezzo insostituibile di storia del cinema.
Escludendo ovviamente il "Il pianeta delle scimmie", film del quale lo stesso Burton si è dichiarato insoddisfatto, tutto si può dire di Burton tranne che non abbia seguito quel che gli diceva il cuore (come si suol dire); e il suo curriculum cinematografico è lì a dimostrarlo. Persino trasformare un corto cinematografico girato con attori veri quasi 30 anni fa in un lungometraggio d'animazione distribuito in tutto il mondo è una cosa che poteva riuscire e - soprattutto - venire in mente - solo ad uno spirito libero, nonchè un genio, come Tim Burton. Così, ecco che Il 15 gennaio esce in tutti i cinema italiani Frankenweenie, il nuovo - si fa per dire- lavoro di uno dei più importanti geni cinematografici contemporanei. Di seguito ne troverete il trailer ufficiale e non solo: mi pareva giusto dedicare a questo evento il giusto tributo su Sangue sul muro, riproponendovi il cortometraggio originale, quello che Burton diresse nell'ormai lontano 1984. Quando si dice che il genio non invecchia mai...




IL CUORE NERO DEGLI ANGELI

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Estratto di "The Angels Chronicles" by Casini Editore

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